07.12.2011
“Il destino è nel nome” ha detto qualcuno. Senza crederci troppo, bisogna convenire che questo segno di riconoscimento, il quale ci viene impartito al momento della nascita e, bello o brutto, ci accompagnerà per tutta la vita, è importante, è parte di noi. Eccolo qui diventare ornamento, decorazione, affermazione di sé, massima personalizzazione di un capo.
Ricamare il nome (e talvolta anche il cognome) era tradizione ottocentesca e si attuava principalmente sulla biancheria personale e sulla biancheria da letto, soprattutto nei lenzuoli singoli e nelle federe. Il solo nome proprio, o completo del cognome, sostituiva a volte il monogramma e quindi veniva posizionato esattamente come questo, rispettando più o meno le medesime misure. L’oggetto che più spesso veniva adornato era il fazzoletto femminile; il nome era ricamato in forma minuta, a volte invece, soprattutto all’inizio del secolo scorso, inserito in motivi ornamentali complessi, in cui scene campestri o paesaggistiche anche molto elaborate arricchivano il piccolo riquadro di tessuto. Più tardi verrà circondato da trionfi di fiori, da scudi e medaglioni.
Oggi il nome non si ricama molto spesso; qualche volta personalizza capi per bambini, come bavaglini o camicini, oppure appare sulle tovagliette singole per la pria colazione o sui servizi all’americana, quando non sul solo tovagliolo. E’ una tradizione piacevole, romantica,
di bellissimo effetto anche per gli asciugamani e i cuscini da appoggiare a una poltrona o sul letto. Ecco perché ne esiste una ricca selezione: nomi antichi, nomi moderni, soprannomi buffi. Deliziosi appellativi. Nomi di ieri che tornano, altri decisamente superati, nomi d’oggi scritti ad ago con stile e gusto romantici. Un elemento importante dei capi ricamati, che dà loro valore, collocandoli senza dubbi nel tempo, è la data d’esecuzione del lavoro. Di norma, veniva ricamata sugli imparaticci a fili contati, ma non è raro vederla anche su altri ricami. Soprattutto se questi erano eseguiti ad uso illustrativo o commemorativo di un evento storico o di una particolare ricorrenza. Molto comune era l’uso di marcare la biancheria, oltre che con le cifre, con un numero, quando le giovanette e i giovani rampolli erano accompagnati in collegio per colpire i loro studi o il noviziato.
La data sta bene ricamata sulle tovaglie (quelle più importanti, ovviamente) sulle tende. O sui regalini per li amici e i familiari: va sempre molto in piccolo, in un angolo, e non necessariamente in bianco, ma in qualsiasi colore possa armonizzarsi col resto del ricamo.
Per finire, sottolineiamo l’importanza di quei disegni in cui inserire cifre, monogrammi, scritte, nomi e date, e che sono comunemente chiamati scudi o cartigli. Possono essere chiusi o aperti, a cornicina. Ve ne sono di geometrici o di fantasiosi, composti da serti fioriti o da linee aggraziate, che ricordano gli antichi blasoni nobiliari. Usati per tutto il secolo scorso, a volte sono così ricchi da far passare in second’ordine il ricamo che vi è inserito.






