
18.10.2010
Miglioramento dell’identità fisica, atteggiamento cosmopolita, vivere la vita a modo mio...gli studi americani degli specialisti in futuri scenari hanno indicato da tempo l’evoluzione dello stile di vita verso cui si sta avviando. Indulgenza verso se stessi, voglia di godersi il denaro, fuga dal matrimonio...una saggezza edonistica che si infila perfettamente nella guaina del consumismo e a cui bisogna saper rispondere industrialmente, almeno sino a quando la contrazione dei matrimoni e delle nascite non farà arretrare il 2000 all’artigianato e al baratto. La gente cerca spazio per fare ciò che vuole, tutto lo stile di vita diventa permissivo, indulgente, goloso...I sessi avranno sempre meno differenze e privilegi formali, ma questo succede già adesso: vicino al finestrino della nave che attende nella notte l’eruzione dello Stromboli si siede imperiosamente lui, e lei chiederà invano di scambiare posto, costretta a stare scomodamente col collo teso per avere un angolo di visuale.. Non solo l’educazione sentimentale è cambiata (ma l’hanno voluta così le donne alzando le dita a triangolo in nome della libertà di gestirsi la Cosa).. E’ mutata anche la composizione sesso-economica della società: le donne che lavorano sono una percentuale sempre più alta, soprattutto le mogli. Il reddito che esse procurano in famiglia rappresenta più del venticinque, trenta percento e salirà ancora. In molti casi è anche di più: è lo sfizio concesso al marito, amico o compagno, precario o a tempo indeterminato, di fare la vita che preferisce, “a modo suo” appunto.
Maggior reddito, maggiori spese, maggiori esigenze, maggiori servizi. Il futuro va in questa direzione (tranne che , in Italia, i servizi postali, la mutua, il catasto, il deficit dell’Alfa, le interviste dei giudici, la linea ferroviaria Milano-Torino e la coda per il bollo).
Il marketing del domani, americano ovviamente, diligentemente ha già preso nota dei grandi mutamenti che avverranno nei consumi. Al primo posto, con tutti questi soldi da spendere e questa intensa necessità di vita tutto-subito, i servizi: rapidi, efficienti, disponibili ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette...Anche il lavoro cambierà: buttata a mare la retorica, il sette giorni su sette significherà scelta più personale di orari, di turni, di vacanze. Meno faticoso, più automatizzato, più personale, più intelligente, meno oleografico. Un passo avanti inesorabile con cui dovranno fare i conti i politici paleo industriali più che i lavoratori che guadagneranno di più lavorando di meno...Anche le classi sociali si incroceranno, mischiandosi senza più barriere precise di possibilità di spesa, di gusto, di inclinazioni. Roba a poco prezzo acquistata da gente della classe “ricca”, roba carissima, comperata da gente della classe “media”: l’ansia di distinguersi dagli altri e di godere delle cose porrà in evidenza i gusti personali che genereranno nuovi conformismi di classe superiore... Lo scenario è del tutto diverso da quello passato che consentiva visioni più drastiche e limitative circa la composizione dei segmenti di mercato basati sulle classi e sui redditi. Divisa in quattro livelli, superiore, medio, operaio, inferiore, l’America si prepara a vivere un futuro che è già presente. Gusto cosmopolita della classe superiore che ama prodotti firmati e passatempi costosi, dai viaggi di svago a quelli culturali, desiderio acceso di distinguersi da tutto ciò che è “medio”. Dunque viaggi, vacanze, barche, club, scuole prestigiose, ecc..: il conformismo sale di livello. Valori conservatori, rispetto della famiglia, della patria: la classe media vuole rispettabilità e stare al passo dei vicini di casa. Al passo dei tempi invece, più disinvolta, la classe operaia: barche, stereo, televisori, videoregistratori, attrezzi per la caccia e pesca, sono quello che ci vuole. In questo panorama, che si prevede abbastanza stabile, l’America prepara e organizza il suo consumismo vitale. Inutile dire quanto il vestire e la moda siano presenti, sempre più in questo presente-futuro e con quali differenze o omogeneità tra classe e classe. Più interessante sarebbe sapere come saranno le classi in Italia, queste classi sorprendentemente spendaccione e sorprendentemente risparmiatrici a un tempo. Più interessante ancora sapere come sarà l’Italia nel contesto internazionale: decisa a sciogliersi dai legami della retorica e del populismo assistenziale per vivere e lavorare meglio o sempre in rissa per una contingenza che rischia di diventare cronica. Allora più che di moda e di vestire sarà bene parlare di società e di sopravvivenza: da soli, naturalmente. A certe noiose e farisaiche elucubrazioni non crede più nemmeno chi le aveva inventate. (Fashion, settembre 1985)





