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PARLIAMO DI MODA

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29.09.2010

La moda, momento fondamentale che accompagna con la sua fantasia il quotidiano programmato, è stata ed è grande protagonista di questa vigilia avveniristica. Dimostrato che funzionalità non è il solo tema dominante nel vestire, che moderno non è detto che significhi solamente meccanico, impersonale, anonimo, la moda ha dimostrato anche che l’uomo e la donna-massa cercano pur sempre una loro individualità anche nel trend più collettivo e conformista. Moda allora come fantasia ricattatrice per tutti e dappertutto, moda non come imposizione ma come scelta, moda come gioco, senza impegno, con ironia, creatività, originalità. Sperimentazione e provocazione si mischiano, nascono idee, si distruggono trazioni e antichi convincimenti. L’oggetto diventa frutto di un progetto, staccato dal mercato, con la certezza o la speranza che il mercato grande o piccolo scoprirà con interesse la nuova proposta. Un continuo divenire dove domanda e offerta si incrociano talvolta casualmente ma sempre con entusiasmo. Il mercato non come marketing ma come scoperta. La moda come intuizione più che programmazione, esperimento più che esperienza… Non ci sono teorizzazioni quanto piuttosto tensioni, campi di creatività, curiosità, ricerca, audacia e voglia di stupire o voglia di riscoprire…

  Moda come cultura viva che appoggiandosi a tutto ciò che ci circonda oggi, cinema, computer, nautica, architettura, arredamento,  design, musica, estetica,  corpo e anima, divertimento e intellettualità, fonde insieme classicismo e avanguardia rendendo tutto post e ante, dipende dal riferimento e da chi lo vuole trovare. Un nuovo pensare, non più rimandabile come è più rimandabile né soffocabile la nuova sensibilità che si deve circondare. Un nuovo che ci coinvolge tutti e che proprio per questo nonpuò essere riferito banalmente al termine “giovane”, inteso anagraficamente. Giovane oggi non ha più il significato di ieri: esistono giovani-vecchi e vecchi-giovani.  Ecco perché anche il cervello della moda deve scoprire nuove direzioni, fare prove, creare e distruggere per ricrescere nuovamente in nuove dimensioni di tempo e di spazio.  Gianni B. 1985

 

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