14.11.2010
Che cosa succede quando una tendenza moda dalla passerelle arriva fino ai grandi magazzini- un fenomeno che a prima vista può essere giudicato un elemento di forte disturbo finisce con l’isolarsi da solo, da donna ormai sa quello che vuole e sa quello che compra.
Abbiamo asxistito, negli ultimi anni, a fenomeni moda che vivendo lo spazio di una stagione, hanno però assunto proporzioni davvero gigantesche. Valga per tutti il boom dello stampato floreale che, snobbato per anni da ogni tipo di collezione, è esploso quest’estate con vigore tale da stupire persino i suoi stessi promotori. Si accinge ad eguagliare tanto clamore il gobelin, candidato a diventare il boom del prossimo inverno. Sono fenomeni talmente macroscopici da improntare di sé un’intera stagione, così caratterizzanti dall’essere percepiti e catturati dalla grande distribuzione, il che significa naturalmente, in termini commerciali, copiati e sfornati in men che non si dica. Ci siamo chiesti come sia possibile per i dettaglianti prima di tutto individuare ed isolare all’interno di miriadi di proposte e di fronte ad un’offerta a dir poco caleidoscopica, gli abiti, le camicie, le giacche, i pantaloni che,un anno dopo, faranno tendenza e poi, in una fase successiva, come sia possibile difendersi dal dilagare del fenomeno e della sua inevitabile commercializzazione spicciola. In altre parole ci siamo chiesti se sia opportuno, per chi vende una moda d’élite, la moda del pret-à-porter, sfuggire a certi boom, fagocitati dai prontisti e dai grandi magazzini o se, le dovute distanze, sia il prodotto stesso a prenderle in termini di design e di attualità e quindi la competizione muoia ancor prima di nascere perché inesistente fra capi dagli attributi così diversi e così lontani. La risposta è stata di estremo equilibrio. Le fasce di mercato sono nettamente differenziate e se i grandi magazzini sfoggiano per quest’inverno un tessuto-boom come il gobelin beneficiano sì indirettamente di una moda e di un’intuizione creativa che appartiene ad altri, ma lo fanno senza togliere nulla ai punti vendita del pret-à-porter. E’ un discorso di attributi a contare, in questo caso, e non ultima proprio la qualità dei tessuti, dei cotoni, dei lini, dei gobelin etc.
Com’è possibile con un anno di anticipo sui tempi di vendita riuscire a vagliare e a selezionare nell’ocean
o immenso delle proposte ciò che farà look? La domanda rivolta ai dettaglianti ha suscitato una risposta univoca e corale; è l’istinto, l’intuizione, un sesto senso, un quid irrazionale a determinare la scelta. Una percezione, che si acquisisce con il tempo e con l’esperienza ed una certa capacità di sintesi. Quando una tendenza, un tema, un look esplodono letteralmente, quando un tessuto o un capo diventano quasi d’obbligo per una donna di età variabile, ma comunque attenta alla moda, quando il “passa parola” assume proporzioni tali da costituire quasi una mania, siamo di fronte ad un fenomeno d massa che presenta caratteristiche del tutto particolari. La fonte, l’input, è quasi sempre lo stesso, la griffe, lo stilista di grido lancia l’idea, scopre o riscopre un tessuto… e si scatena il finimondo. Il segreto è quello di non buttarsi a capofitto in quello che sta per rivelarsi un vero e proprio boom, perché come tale verrà svilito, commercializzato, copiato all’infinito. Il che non significa ignorarlo, ma piuttosto dosarlo, diluirlo: non si può certo pensare di puntarci una stagione, L’arma di difesa poi è sicuramente la qualità, la giacca, i pantaloni e gli abiti, che i negozi di classe proporranno, non saranno certo gli stessi dei grandi magazzini. I negozi che vendono un prodotto di alta qualità non possono permettersi di essere colti alla sprovvista: devono offrire gli stessi capi che fanno moda in quel momento ma lo devono fare al topo, con un discorso e un livello nettamente superiori, se la clientela si può stratificare a fasce significa che lo stesso si può fare con il prodotto. Quindi ad ognuno il suo!
g.p.
Da Fashion 1985





