
20.10.2010
“Rouge et noir” l’indicazione di colore espressa dalle grandi collezioni francesi e italiane. I due colori, così essenziali ed importanti, vivono nella storia delle mode e quindi nella grande pittura di costume. Per questa loro ampia presenza negli usi delle società e nell’ispirazione degli artisti d’ogni tempo e paese, le fogge che vi si sono ispirate e che vi si ispirano vanno osservate ed approfondite, anche perchè sovente appaiono piene di significati e di tradizioni. Vogliamo cominciare dal costume degli Etruschi che vestirono i loro sacerdoti soltanto di un mantello nero con cappuccio. Quelle figure ieratiche e scure sono infatti le sole ad interrompere la preziosa gamma di colori che gli Etruschi si erano imposti e di cui vibra ogni espressione della loro arte gioiosa. La severità dell’abito sacerdotale sembra richiamare ad una netta differenziazione fra il sacerdote e l’uomo o la donna comuni. Quelle figure nere si stagliano infatti singolari nei cortei coloratissimi di rossi, di avori, di tinte di terra bruciata, di ocra, di turchese. Altro abito antico tutto nero e certamente da menzionare, è la toga atra che i romani portavano per i loro lutti personali e dello stato. Più tardi il nero diverrà un segno di eleganza: già nel trecento e nel quattrocento italiano e francese, lo troviamo unito capricciosamente al bianco e al rosso nello studio di nuove fogge femminili e maschili. Maestro di Fucecchio, nel suo dipinto sul cassone delle nozze Adimari, con raffinata fantasia unisce il nero al bianco e al rosso, in giochi arditi di disegni e di contrasti di colore per le eleganti cappe dei suoi cavalieri toscani e per le loro originali calze. Nella seconda metà del cinquecento il costume è sovente nero e di aulica eleganza; la corte di spagna inaugura il nero come colore. Genova produce chilometri di velluto per la corte spagnola; El Greco riproduce del nero la suprema eleganza nelle sue figure cupe, consumate, aristocratiche e pure nella loro composizione. Cancellata ogni festosità rinascimentale e la gloria del rosso, il nero vive la sua grande epoca nei costumi da cerimonia, negli abiti di corte, in tutta la moda europea influenzata dalla Spagna. Nel seicento si inventano speciali mises da lutto come la conque, l’huiken e come il sontuoso costume dei gentiluomini, che inaugurano il cappello a larghe falde col velo. Le dame più eleganti come certamente Madame de Maintenon nel famoso quadro di Trouvain, lanciarono la moda delle Tenebres: minuscoli triangoli di velo nero che spengono il candore dei merletti della famosa e duratura acconciatura en Fontanges.
La Tenebre diviene poi di uso comune e perfino popolare, come testimoniano le frivole e occhieggianti donnine borghesi della famosa stampa di De La Belle “Sur le Pont Neuf”. Nell’arguto settecento veneziano si evolvono capricci di bianco e di nero, di scherzi di tricorni e di ventagli, per sfociare poi nella ineffabile curiosità di un segreto e di una moda: la battua veneziana di merletto nero. Incantevoli, a fine settecento, i cosiddetti deuil negligè con immensi cappelli gonfi di nastri e di gale e allietati dai fichus di tulle bianco. I più civettuoli abiti da lutto femminili sono quelli dell’epoca romantica, in velo trasparente orlato di nastro. Dopo l’epoca romantica e dunque verso la fine del secolo XIX, attraverso l’audacia e gli splendori e brillanti colori degli impressionisti, il nero sembra quasi dimenticato nel costume e lo ritroviamo solo nelle fogge più moderne del domino e del frac o nelle cravatte a farfalla di seta dei poeti.. Alla fine del secolo è Aubrey Beardsley a rinnovare l’eleganza del nero spruzzandolo appena di bianco, con le sue figure arcane, i fiori muti, le sue bolle piene o vuote, i suoi ricami fiabeschi..e Beardsley regala anche al teatro il grande chic del suo nero con bianco, eloquente ed assoluto. Sarà l’affermazione dell’Art Nouveau che accentuerà la grazia del grande artista inglese che l’aveva preceduta e rivelata anzitempo ad un mondo incredulo e non ancora pronto ad accoglierla. L’Art Deco afferma poi l’eleganza moderna del bianco col nero in infiniti virtuosismi di perfetta imitazione cinese. Paul Iribe disegnerà la rosa nera per le mode di Poiret e quella rosa diviene il simbolo del decorativismo di avanguardia: la rosa nera stilizzata che verrà più tardi rielaborata da Christian Dior che decorerà i suoi magici modelli da sera: il tutto nero in Point d’esprit, in tulle, in taffetas con rose di satin o di velluto. Balenciaga, infine, vota al nero la sua perfetta eleganza. Il gioco del nero e degli incastri geometric sono stati due temi ripresi da molti stilisti, sia italiani che francesi, nelle loro recentissimi collezioni. Il nero dunque, da solo o in combinazione col bianco e col rosso si è mostrato ancora una volta un colore vincente.





